17. I comuni lombardi visti dalla controparte imperiale.

   Da: Ottone di Frisinga, Gesta Friderici imperatoris, in A.
Lizier, Corso di storia medievale, Signorelli, Milano, 1952

 La tendenza centrifuga ed il primato economico dei comuni
dell'Italia centro-settentrionale, tutti identificati con il
termine di longobardi, cio lombardi, erano ben conosciuti dalla
corte imperiale, un cui esponente, il vescovo Ottone di Frisinga,
zio dell'imperatore Federico Barbarossa, ne tratteggi i caratteri
nella sua cronaca, ovviamente dal suo punto di vista di
feudatario.


   I Longobardi amano tanto la libert che, per sottrarsi alla
prepotenza di dominatori [cio di grandi feudatari laici o
ecclesiastici], preferiscono esser governati dall'arbitrio di
consoli piuttosto che di signori. E poich, come  noto, vi sono
fra loro tre classi: capitani [o capitnei, feudatari che hanno
avuto l'investitura diretta dal sovrano], valvassori e plebe, i
detti consoli sono scelti non da una sola, ma da ognuna di quelle
tre classi, e, per impedire che siano presi dalla libidine del
potere, sono mutati quasi tutti gli anni. Essendo poi quel
territorio quasi tutto diviso fra le citt, ognuna di queste ha
obbligato i diocesani a venire ad abitare entro la citt e a
sottomettersi, sicch difficilmente si pu trovare qualche nobile
o grande, quale conservi tale dominio da non esser obbligato ad
assoggettarsi alla citt.
   Ogni citt ha poi preso l'abitudine di chiamare contado [dal
latino comitatus] quel territorio che  in tal modo esposto alla
sua minaccia. E perch non manchi loro la forza necessaria ad
opprimere i vicini, non disdegnano di far cavalieri ed elevare
alla scala degli onori anche i giovani di condizione inferiore e
qualsiasi artefice, persino quelli delle arti pi spregevoli e
meccaniche, che tutti gli altri popoli tengono lontani, come
peste, dalle occupazioni pi onorate e libere. [...]
   Per ricchezza e potenza esse superano tutte le altre citt del
mondo, aiutate in ci non solo dalle loro abitudini, ma anche
dall'assenza dei sovrani abituatisi a rimanere di l dalle Alpi.
In una cosa essi conservano le tracce dell'influenza barbarica:
che cio, mentre si gloriano di vivere secondo le leggi, viceversa
non rispettano le leggi. Infatti essi non accolgono mai, o quasi
mai, con reverenza il principe, al quale spontaneamente dovrebbero
prestare il loro rispettoso atto di soggezione, e solo se sono
costretti dalla sua forza militare, adempiono verso di lui a
quegli obblighi che pur sono sanciti dalle leggi. [...].
   Fra tutte le citt di questo popolo il primato spetta ora a
Milano [...] considerata superiore alle altre, non solo per la sua
ampiezza e per l'abbondanza di uomini validi, ma anche perch ha
sottoposto al suo dominio le vicine citt di Lodi e di Como.
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